Episode Transcript
[00:00:03] Speaker A: Benvenuti a Surf in Plastic per un.
[00:00:09] Speaker B: Mondo più pulito surfando con il rock Benvenuti a questa puntata di Surf in Plastic, io sono Davide e io sono Matt. Quest'oggi abbiamo il piacere di avere con noi direttamente da Cesena un designer che ha avuto modo di conoscere e apprezzare alla scorsa Design Week a Genova, Cristian, benvenuto.
[00:00:40] Speaker C: Grazie, grazie mille, grazie dell'invito. Ciao Davide, ciao Matt.
[00:00:44] Speaker B: Cristian è un designer molto poliedrico.
Oggi faremo una chiacchierata con lui su alcune tematiche comuni e avremo modo di parlare dei suoi progetti, dei suoi interessi. Iniziamo subito introducendo l'argomento con una domanda che è molto particolare ma che vuol dire tutto e niente. Cioè, secondo te, cosa vuol dire essere un designer? Cioè, che cosa deve fare un designer?
[00:01:11] Speaker C: La domanda è già difficilissima, subito la prima, mi mettete subito in difficoltà così, ma va bene. Allora, io non ho un buon rapporto con la parola designer, questo lo dico subito, perché secondo me oggi è una parola che viene utilizzata un po' anche per darsi un tono. Non so se è solo una mia visione o la condividete questa cosa qui, ma a volte quando uno dice, no?
[00:01:34] Speaker B: Mi trovo in linea.
[00:01:35] Speaker C: E quindi mi mette sempre un po' in imbarazzo, anche perché poi L'altra cosa che mi mette in imbarazzo è sempre il dovere un po' spiegare, no? Quando tu dici faccio il designer, ok, si apre un ventaglio di possibilità perché poi c'è cosa fa Empyder, cosa fa Prodotto, eccetera. Quindi io tendenzialmente non dico mai che faccio il designer, dico che faccio il progettista, perché mi sembra un po' più un lavoro comune che si dà meno un tono, no? Da un certo punto di vista, a me piace così. Il rapporto che ho in realtà è contrastante. Perché da un lato non è facile come lavoro, ma dall'altro mi affascina tantissimo. La cosa che mi affascina di più è pensare a progettare qualcosa.
quello progetto qua a Cesena, ho un piccolo studio di provincia, pochi abitanti eccetera e poi immaginarti questo prodotto che può girare e essere visto in un'altra parte del mondo.
Questa cosa qui è la cosa che mi appassiona di più, come dire, mi spinge a fare questo tipo di lavoro qua perché poi diventa una condivisione in qualche modo.
[00:02:44] Speaker A: Io entro un po' a gamba tesa, nel senso qua parliamo di sostenibilità, di polimeri, di plastiche. Ti chiedo come unisci, diciamo, queste due passioni tra design, quindi diciamo progettare un prodotto, ma anche progettarlo con un approccio che è diverso da quello che è un po' l'approccio classico dell'usa e getta?
[00:03:03] Speaker C: Allora, all'interno, diciamo, di questo mondo della sostenibilità ci sono ritrovato anche, onestamente parlando, un po' casualmente, ma forse perché oggi non ne puoi fare a meno, no? Cioè, nel senso, questo punto qua, la sostenibilità, nel momento in cui progetti, non puoi non tenerlo in considerazione, no? Poi ho avuto la fortuna di iniziare una collaborazione con un'azienda a Milano che ha creava questo polimbero naturale dagli scarti di agrumi o comunque del cibo in generale e quindi ha iniziato a strizzare l'occhio alla sostenibilità sempre di più nella fase di progettazione. È un tema difficile, è un tema molto complesso, nel senso che quando parliamo di sostenibilità non parli più dell'oggetto fino a se stesso, parli comunque di tutto il sistema che c'è dietro quell'oggetto lì, perché tu puoi fare un oggetto super sostenibile, poi però per distribuirlo sei il peggiore emissore di CO2 al mondo, ok?
e quindi bisogna pensare a riprogettare forse proprio un sistema e non tanto un prodotto fino a se stesso e ovviamente il sistema comprende magari tutte le fasi che ti portano dalla progettazione fino alla distribuzione e questo è difficile, questo è difficile e ancora non ci si riesce perlomeno magari ci si riesce in alcune fasi E già comunque all'inizio ci vorrà, penso, ancora diversi anni per arrivare a questo tipo di sostenibilità. Secondo me, non dico al cento per cento, però un buon novanta per cento. Adesso secondo me siamo qui sotto il quaranta per cento.
proprio per questi motivi.
[00:04:40] Speaker B: Prima tu giustamente parlavi di come il termine designer viene spesso abusato. Secondo me, secondo noi, anche il termine sostenibilità.
Il termine è un significato che spesso viene utilizzato dai più quasi per autoreferenziarsi, per vendere un qualcosa che effettivamente poi.
[00:04:57] Speaker A: Sostenibile non è.
il famoso greenwashing a cui assistiamo adesso in sto periodo. Tutti non emettono più CO2, tutti usano plastica solo riciclata, una roba incredibile.
[00:05:08] Speaker C: Esatto, esatto.
[00:05:09] Speaker B: Quello che volevo sapere era un po' il tuo punto di vista, nel senso, se anche tu sei concorde sul fatto che il termine sostenibilità abbia ormai nel contemporaneo assunto un significato spesso anche autoreferenziale, e come si può evitare di incorrere in questi esempi.
[00:05:26] Speaker A: Magari anche diciamo, secondo te, cosa si può fare per essere veramente sostenibili, non solo di facciata, ecco l'aspetto interessante. È fattibile in qualche modo?
[00:05:38] Speaker C: Secondo me attualmente ancora non è del tutto sostenibile. Come dicevo prima, come avete detto anche voi, la parola sostenibile è abusata.
Casca giusto un articolo che leggevo in questi giorni sul discorso delle borracce che sono andate a sostituire il fatto di portarsi la bottiglietta magari in studio da qualche parte.
Leggevo che in realtà all'interno del ciclo della borraccia diventa meno sostenibile della bottiglia di plastica, perché ovviamente a parità di produzione vince la borraccia. Poi però, nelle fasi successive dove la borraccia dovrebbe essere lavata e quindi c'è un consumo d'acqua, per lavarla. E poi ad esempio i prodotti, perché magari si usano sapone piuttosto che altri prodotti per lavare, quindi anche quelli diventano tutti materiali che si disperdono nell'ambiente.
Alla fine di questa corsa la borraccia diventa meno sostenibile magari della bottiglia.
Quindi riprendo un po' quello che dicevo prima, nel senso che il discorso della sostenibilità è molto complesso perché quando si deve parlare di tutto un sistema e ancora secondo me quello che sbagliamo è il fatto che ci concentriamo e poi vendiamo soltanto il prodotto, ok? Noi parliamo di un prodotto, ok, quel prodotto lì è sostenibile, è biodegradabile, è compostabile, però non si parla di tutto quello che c'è attorno a quel prodotto lì.
Ed è quello che molto spesso è quasi peggio del prodotto stesso. Secondo me nasceranno nuovi studi di progettazione anche in questo senso, che si occuperanno di tutte le fasi, non soltanto magari del prodotto, fino a se stesso.
[00:07:21] Speaker B: Sì, speriamo, è un po' lo step forse successivo ma subito immediato rispetto alla situazione naturale, no?
[00:07:28] Speaker A: Sì, qua io entro come ingegnere e dico, sì, è un tema aperto di ricerca, anche ho dei colleghi che in effetti parlano dell'analisi anche del ciclo di vita, quindi prima, durante e post.
Però, diciamo, tu prima ci citavi che, forse un po' per caso, ma anche sicuramente per passione, stai esplorando in collaborazione con un'azienda quello che è un percorso anche di materiali estremamente diversi rispetto a quelli che sono lo standard.
[00:07:58] Speaker B: Infatti, studiando un po' i tuoi lavori, ci siamo appassionati ad alcuni di essi che effettivamente hanno intrinsechi i valori della sostenibilità. Faccio riferimento ad alcuni progetti come a Roma, al Table Clock, piuttosto che al portarevista Faliesia. Ci racconti un po' il concept e poi come sei arrivati effettivamente alla produzione di questi oggetti.
[00:08:25] Speaker C: Con l'azienda Creel Design a Milano hanno una causa molto importante che stanno portando avanti che è quella di andare a recuperare quelli che sono gli scarti del cibo, no? Quindi quel caso specifico di quei prodotti che hai citato prima degli agrumi, infatti alcuni nascono dagli scarti di arance, altri dagli scarti del limone. E la cosa interessante è che questo materiale nuovo che loro vanno a creare, ovviamente è un materiale che subisce una serie di lavorazioni. Viene prima sciccato, poi viene mixato con un polimero naturale di pHB e successivamente ottengono il filamento.
Loro tengono il filamento perché principalmente sfruttiamo la stampa 3D per produrre questi prodotti che prima ho citato, però comunque potremmo anche sfruttarlo con altre tecnologie di iniezione.
I concept dalla quale siamo partiti per questa serie di prodotti in realtà sono tutti molto differenti. Parlando di Falesi, ad esempio, che è quello che avete visto poi alla Design Week di Genova, lì in quel caso avevamo gli agrumi che derivavano dalla città amalfitana e quindi volevamo omaggiare una collezione di oggetti a quel territorio lì e l'ispirazione in quel caso lì è nata anche abbastanza in maniera immediata perché è nata sempre dalla natura, dalle Falesi, che sono questi scogliere strapiombo sul mare, perché quelli lì sono affascinanti, perché mi è capitato di vederli anche dal vivo, ed è affascinante come quell'ambiente lì, che per l'uomo è totalmente inusuale o non sfruttabile in un certo senso, invece per la natura lo è totalmente, perché si creano queste queste aperture, la vegetazione cresce nonostante siano a strapiombo sul mare, sia terreno, nulla, e vedi anche questi uccellini che sfruttano queste cavità per andare a e quindi dato che doveva essere un porta riviste doveva essere quindi un oggetto di contenimento ho ripreso un po questi elementi qua per andare a creare il contenimento poi effettivamente per le riviste e l'ho cercato di fare attraverso queste forme che non creano un interno e un esterno Se guardate l'oggetto anche le parti effettivamente che sono esterne dell'oggetto però si vanno ad avvicinare a delle altre superfici, delle altre pareti e quindi diventano anche quelle sfruttabili appunto per metterci un libro piuttosto che una rivista ecco e quindi quello è nato così. Anche gli altri oggetti in realtà a Roma per dire che portincenso, anche quello lì, cerca poi di ispirarsi un po' sempre alla materia prima, lì avevamo degli scarti del caffè e quindi andare a progettare un portincenso era un oggetto che rilasciava comunque degli odori, un po' come fa il caffè eccetera, quindi ho voluto provare a ricreare questa forma sinuosa come può essere un po' la fumata del caffè. Infatti poi, tra l'altro, quella lì interagisce, quella forma interagisce con la fumata che rilascia l'incenso e lo va a modificare un po' la forma durante l'utilizzo. E quindi sì, concept differenti, però poi, ok, a parte la forma, la fa da padrone sicuramente il materiale. Qui il materiale lo fa da padrone perché è un materiale veramente sostenibile, in questo caso qui.
[00:11:39] Speaker A: Questo materiale, ci dicevi, viene stampato 3D, no? Che è un processo un po' diverso rispetto a quello che si usa di solito. Ti faccio una domanda un po' per curiosità. Secondo te la stampa 3D può essere un mezzo per fare cose esteticamente gradevoli? Intanto perché io ho visto cose molto belle, cose molto particolari, però c'era una rugosità particolare, anche delle forme poi venivano un po' diverse dal solito. E poi anche un po' come sei arrivato alla scelta o a dire, la stampa 3D può essere un qualcosa per creare oggetti design con un senso, cioè quindi validi anche dal punto di vista che la gente me li compra.
[00:12:14] Speaker C: Allora sì, la stampa 3D sicuramente, nonostante comunque si stia sviluppando in maniera velocissima, dal mio punto di vista è ancora una tecnologia abbastanza nuova. Essendo abbastanza nuova, come dicevi prima, bisogna un po' abituarsi. Anche secondo me, da un punto di vista estetico, l'utente finale un po' secondo me deve abituarci a questo effetto, con queste linee, con questi layer, con queste porosità e quindi ancora bisogna un attimo sensibilizzare il pubblico. Un po' come siamo abituati a vedere, non so, la pratica stampata e iniezione che ha quell'effetto un po' rugoso, no? un po' poroso, eccetera. Siamo abituati, è una cosa che deriva dallo stampo, ok? Ed è una cosa che deriva quindi dalla tecnologia. Poi bisogna fare attenzione anche perché comunque quando fai un stampo a 3D abbiamo diversi tipi di tecnologie, no? In questo caso specifico col filamento la FDM è classica e quindi rilascia il layer e quindi diventa un elemento di decoro.
in un certo senso. Io, ad esempio, cerco sempre di non coprirmi quella cosa lì. Cioè nel senso, nel momento in cui progetti per la stampa 3D e sai di utilizzare quel tipo di tecnologia lì, FDM, sai che avrai quella finitura lì e l'accetti. Accetti quel tipo di finitura lì perché è la tecnologia che ti porta ad avere quel tipo di finitura. Il fatto di utilizzarla per arrivare a dei prodotti finiti, vendibili, è molto complesso. Nel senso che, ovviamente, essendo una tecnologia, come dire, relativamente nuova, ha ancora un margine d'errore abbastanza ampio e quindi spesso è difficile arrivare a finire un oggetto stampato che non abbia errori, non abbia problematiche o piccoli difetti, eccetera. Però anche su questo potremmo sensibilizzare il pubblico. lo accettiamo, no? Quell'errore lì come può essere, non so, un oggetto d'artigianato, che ad esempio possono essere uno diverso dall'altro, no? Quello lì diventa quasi un valore aggiunto, in un certo senso.
[00:14:08] Speaker A: E com'è stata la risposta del pubblico, diciamo, a queste cose diverse?
[00:14:13] Speaker C: La risposta del pubblico in realtà è positiva, nel senso che viene capito, viene capito e viene compresa questa cosa qui. Forse però, come dicevo prima, manca un po' di sensibilità, perché l'effetto spesso che si ottiene da questi oggetti stampati 3D sono degli effetti un po' hi-tech, un po' futuristici magari, anche perché noi, magari come designer progettisti, magari hai un po' di libertà da un punto di vista formale, perché comunque ti permette di fare delle forme che altre non ti permettono di fare e quindi anche noi magari spingiamo molto in queste forme organiche eccetera e quindi non sempre diventa semplice comprendere questi tipi di design e di forma. Però secondo me il pubblico inizia a comprendere anche l'importanza che ci sta dietro alla stampa 3D come tecnologia perché comunque secondo me rientra tornando al discorso di prima, in una di quelle tecnologie che potremmo definire sostenibili da diversi punti di vista e quindi se non è male la risposta del pubblico mettiamola così.
[00:15:14] Speaker B: Per quanto riguarda invece le committenze, nel senso tu giustamente parli di una collaborazione con un'azienda milanese ma in generale quanto secondo te le committenze, le aziende più o meno grandi hanno interesse e voglia di investire perché sicuramente sono processi che richiedono anche un certo tipo di economia, procedimenti meno sostenibili sono più sostenibili dal punto di vista economico. Quindi secondo te la committenza e le industrie quanto ora nel 2024 sono aperti e sono disposti ad investire in progettisti come te che hanno interesse su questi argomenti e soprattutto in processi di progettazione e in materiali sostenibili?
[00:15:52] Speaker C: Ma ti dico, secondo me le aziende sono più interessate, magari più che a me come designer progettista, sono più interessate magari ad aziende come Krill, che possono andarsi ad inserire all'interno di un loro processo di produzione. Sicuramente gli investimenti, ma non solo economici, ma anche di tempo, sono importanti per trovare sempre le formule giuste. Io dico una cosa che forse non è troppo corretta da dire, però Soprattutto magari grandi aziende oggi sono anche un po' obbligate a stressare l'occhio al discorso della sostenibilità, perché purtroppo oltre ad essere un problema reale, come dicevamo all'inizio, sta diventando anche un discorso di moda.
Il fatto di dire ok sono sostenibile, utilizzo questo tipo di processi o faccio questo tipo di cose per essere sostenibili, sta diventando di moda perché ormai la direzione che abbiamo preso è quella di non potersene, uno non se ne può fregare di questa cosa, nel momento in cui produce qualcosa non può fregarsene del discorso della sostenibilità.
Spesso è tutto un gioco di parole e poi concretamente c'è poco, altre volte invece ci sono aziende che decidono invece di investire tanto sia soldi che tempo per cercare realmente di cambiare quelli che sono i processi. Però sì, forse più che a me sono interessate le aziende che possono aiutarle a produrre magari materiali sostenibili che rientrano poi nei loro processi, nelle loro fasce.
produzione.
[00:17:23] Speaker A: Sì, anche perché tu giustamente mi dici la stampa 3D ha un processo relativamente nuovo e quindi anche i materiali, stanno uscendo nuovi materiali, come dicevi tu, arrivanti dal caffè, magari la buccia d'arancia, la buccia di limone e non sempre si arriva in fondo, no? Quindi c'è questo connubio, dicevi, di nuovi materiali, nuovi processi. Magari se vuoi anche raccontare un po' che è un argomento che non abbiamo affrontato finora della produttività, nel senso quanto ci vuole a fare con la stampa 3D in Falesia, per esempio?
[00:17:56] Speaker C: Allora, lì dopo entrano in gioco anche tanti fattori, ad esempio la progettazione. Ovviamente con la tecnologia della stampa 3D dietro ovviamente c'è tutta una serie di ottimizzazioni che si possono introdurre già dalla progettazione per farci ad esempio di ridurre i tempi di produzione di un oggetto, no?
E quindi già nella fase di progettazione viene preso in considerazione questa cosa qui. Poi vengono ottimizzate tutta una serie di fasi che permettono una produzione continua. Ad esempio in Falesia siamo intorno alle cinque ore per produrla, che comunque è una tempistica breve per le dimensioni del terzo. Stiamo parlando di un volume che più o meno fa 40 per 40. Comunque è relativamente breve. Ma questo, ripeto, questo lo riusciamo a ottenere perché in fase di progettazione teniamo in conto di determinate cose Poi l'ottimizzazione del codice, del g-code utilizzato in macchina viene ottimizzata al massimo e quindi di conseguenza riusciamo ad ottenere quel tipo di risultato lì.
[00:18:58] Speaker A: Sì, però era anche per fare un po' capire a chi ci ascolta che oggettivamente ad oggi siamo dimensioni più, giusto come dicevi tu, comparabili con un processo artigianale più che una stampa a iniezione che ti fa migliaia di pezzi l'ora magari.
[00:19:13] Speaker C: Sì, quello sicuramente. quello sicuramente, non è ancora pronta la tecnologia per fare migliaia di pezzi, oddio, a meno che non sia ovviamente un parco macchine di stampanti, uno ha 300-400 stampanti, allora ok, secco ogni cinque ore.
però ovviamente poi non diventa sostenibile proprio da un punto di vista di produttività stare dietro a questa serie di macchine. Ancora la tecnologia è abbastanza artigianale e lenta e questo è un po' di tutti i tipi di tecnologia di stampa 3D. Comunque adesso magari ci stiamo focalizzando sulla FDN però come un anche SLS o SLA, che sono tutti altri tipi di stampe 3D, corregine o a polvere eccetera, anche quelle comunque sono abbastanza lenti, sono abbastanza lenti e richiedono poi anche delle competenze specifiche anche lì, non semplici ecco.
[00:20:13] Speaker A: Io mi ci metto lato ingegneria, ci si sta lavorando anche lì a facilizzare un po' le cose. Adesso HP sta facendo un gran lavoro anche sui suoi stampanti, sui software, per quanto rimane complicato su più aspetti, diciamo.
[00:20:28] Speaker C: Sì, forse il vantaggio della FDM rispetto alle altre tecnologie è che è riuscita ad arrivare a dimensioni anche importanti di stampa, no? Perché non solo, appunto, stampe di piccole dimensioni, ma vediamo esempi oggi, no? Di test sulla costruzione anche banalmente di... Beh, non di edifici, ma comunque di piccoli bungalow, no?
[00:20:48] Speaker A: Case, eh... Sì, c'era il progetto della UOSP, non so se stai citando questo. Già.
[00:20:53] Speaker C: Notevole. Sì sì ma non solo, ce ne sono diversi.
[00:20:57] Speaker A: Che loro sono arrivati, diciamolo per chi non lo sa, a processare argilla se non mi ricordo male.
[00:21:02] Speaker C: Esatto.
[00:21:03] Speaker A: Cioè il tema di materiali più disparati che stanno uscendo per i processi.
[00:21:11] Speaker C: Sì, ma ce ne sono tantissimi di materiali interessanti. Già ci sono delle sperimentazioni d'agna sul vetro, che è una cosa difficilissima, dalle temperature alle fonde eccetera. Ma poi recentemente guardavo anche queste stampa di siliconi che poi possono essere anche introdotte all'interno del corpo umano per stampare delle valvole per il cuore, quindi anche in ambito medico ovviamente. senza considerare tutto il lato food, su cui si stanno testando la stampa di carni piuttosto che di altri cibi.
[00:21:44] Speaker B: Per concludere, Cristian, la domanda che volevamo porti infine è questa. Tu sei anche docente all'università, giusto? Hai dei corsi?
Quindi ti chiediamo, secondo te innanzitutto quali sono gli orizzonti per un progettista contemporaneo nei prossimi 30 anni e come, secondo te, bisogna fare comunicazione agli studenti, ai ragazzi che si stanno approcciando al mondo della progettazione, al mondo del design, fare in modo che possano anche loro creare forme, creare oggetti che siano al contempo sostenibili ma che abbiano anche delle forme accattivanti.
[00:22:22] Speaker C: La domanda è difficilissima. 30 anni praticamente sono quelli che ho vissuto fino adesso, quindi mi stai chiedendo... Si no, accorciamo.
[00:22:31] Speaker A: Allora, mettiamola così, visto che per cambiare il presente bisogna... Con la velocità con.
[00:22:36] Speaker C: Cui stiamo andando, 30 anni potrebbe succedere di tutto.
[00:22:40] Speaker A: Però, con la filosofia del, diciamo, gli studenti saranno i professionisti del domani, quindi mettiamo un orizzonte temporale, una laurea magistrale e un po' di anni, quindi cinque anni, diciamo, via. Secondo te qual è l'approccio anche, considerando sì, magari un po' gli studenti come mezzo per avere un cambiamento, che magari agendo su quello che è lo stato di fatto delle grandi aziende o dei professionisti di lunga data, ad oggi sarebbe impossibile.
A me capita molto di parlare con persone, magari dirigenti di aziende grosse, che fanno elettronica o fanno anche solo quel riciclo, che mi ridono un po' in faccia quando gli dico, guardate, esiste un mondo che non è solo quello bruciare plastica, bruciare petrolio.
[00:23:25] Speaker C: Secondo me è contrastante adesso, non è semplice occuparsi di questa disciplina. Contrastante perché siamo in una fase, e per quello ridevo sui trent'anni, perché in realtà ci stiamo evolvendo in maniera velocissima. Ogni giorno cambiamo magari nuovi materiali, nuove tecnologie, eccetera, eccetera. D'altra parte in realtà, secondo me, per poter migliorare alcuni aspetti c'è bisogno di pazienza, c'è bisogno di studio e c'è bisogno di rallentare. Quindi all'interno di un mondo contemporaneo velocissimo Cercare di rallentare un attimo è difficile, è molto difficile, no? E quindi secondo me la cosa che va insegnata, la cosa sulla quale bisogna soffermarsi di più con gli studenti è proprio questo, cioè il fatto di fargli capire di prendersi il giusto tempo nel momento in cui si va a progettare qualcosa. che non è sbagliato, perché il rischio oggi è comunque tutto subito, no? Si cerca di avere sempre tutto subito, ma anche banalmente da parte delle aziende c'è una continua richiesta di subito, delle cose progettate subito, fatte subito, e tutto serve per domani, no? E quindi secondo me invece bisogna riprendersi un attimo il giusto tempo in queste fasi iniziali di progettazione, eccetera, Perché spesso sono quelle fondamentali, sono quelle che ti permettono di progettare bene piuttosto che di sbagliare, ti permettono di sbagliare meno e quindi di evitare di ritornare nelle fasi iniziali, quindi di andare avanti e poi dover tornare indietro, che poi diventa un ping pong infinito, no? E il rischio appunto è che poi non si porti a termini magari. progetto e quindi io quello che provo a trasmettere ai ragazzi è un po' questo. Fortunatamente all'interno dell'università ancora queste tempistiche ci sono perché comunque quando progettano all'interno dell'università i ragazzi hanno diversi mesi prima magari per le revisioni eccetera che è una cosa che ovviamente quando entri nel mondo del lavoro diventa appunto difficilissimo e quindi gli insegno a goderselo questo tempo qua, a goderselo e a sfruttarlo al meglio. e poi successivamente, quando tirano di lì, di cercare di portare fuori una metodologia che gli permetta magari, sì, di essere un po' più celeri rispetto ai tempi universitari, ma che gli permettano di poter seguire bene tutte le fasi dall'inizio alla fine del progetto. Questa secondo me è una cosa indispensabile. Poi, tra cinque anni, magari cambierò totalmente idea e insegnerò qualcos'altro.
[00:25:53] Speaker B: Grazie mille Cristian, sei stato illuminante, veramente molto piacevole. Grazie del tuo tempo.
[00:25:59] Speaker C: Grazie a voi.
[00:26:00] Speaker A: Lasceremo disponibili il link per chi volesse approfondire le cose che abbiamo citato e anche il nome della canzone che sentite durante la puntata.
[00:26:11] Speaker B: Grazie Cristian.
[00:26:12] Speaker C: Grazie a voi.
Grazie Mattia, grazie Davide.
[00:26:15] Speaker A: Ciao, alla prossima.
[00:26:16] Speaker B: Alla prossima.
[00:26:25] Speaker C: Ciao!